Mediatica, digitale, economica: la violenza di genere non è solo il femminicidio (2023)

Il 63,1% dei tweet d’odio è rivolto contro le donne, i media normalizzano la violenza di genere e in casa le donne non hanno potere: altri aspetti della discriminazione, che non emerge soltanto dai casi di femminicidio

Di che parliamo quando parliamo di violenza

La violenza maschile sulle donne è un fenomeno diffuso e l'espressione che la racconta è diventata popolare ma, sebbene sia il racconto di una realtà drammatica viene ancora percepito come
naturale.
Sì, esiste di certo la violenza femminile contro gli uomini ma si tratta di casi eccezionali che non costituiscono un sistema come invece è nel caso contrario: mentre gli uomini possono anche essere oggetti di violenza da parte della loro partner, delle loro madri, sorelle, datrici di lavoro, estranee, le donne sono la maggioranza delle vittime e loro maggioranza degli autori. Anche dall’elaborato della Polizia di Stato sulla violenza nei confronti dei minori (2021/2020) emerge che le vittime di genere femminile sono la grande maggioranza, principalmente quando si tratta di reati di natura sessuale.

Relativo al genere degli autori delle violenze è evidente come quello maschile (88%) sia predominante su quello femminile (12%): “questi numeri raccontano la forte cultura patriarcale del potere e dominio maschile sui corpi femminili, inclusi corpi minorenni”, dice Karen Ricci, attivista e autrice della pagina Cara, sei maschilista!.
“La violenza e la coercizione sono lo strumento per esercitare questo dominio. Serve un contrasto effettivo alla cultura misogina, guardare i numeri una volta all’anno senza un piano per combattere il sessismo e gli stereotipi di genere non cambia assolutamente nulla. Grazie al lavoro di divulgazione e sensibilizzazione di educatrici e educatori, associazioni, attiviste e attivisti e delle famiglie cresce la consapevolezza tra i minori. Ma non basta. L'educazione sessuale e affettiva nelle scuole è urgente”.

Video di Domenica Melillo

Al centro del discorso sulla violenza maschile sulle donne c'è la questione del potere e c'è la questione del controllo, pilastri della mentalità patriarcale che governa la conseguente società patriarcale.
Per l'autrice Hanna Arendt, “la violenza non è altro che la più flagrante manifestazione del potere” (“Sulla violenza”, 1970). La violenza tende ad essere strumentale all'esercizio del potere egemonico e nella maggior parte dei casi di violenza contro le donne c'è un evento aggressivo che origina dalla mascolinità eteronormativa ma i tipi di violenza sono molti.
Alcune forme di violenza non prevedono infatti necessariamente aggressioni fisiche palesi, per esempio la violenza psicologica, la minaccia di violenza o la violenza istituzionale (quella esercitata, alimentata e normalizzata da un Paese o da una istituzione e caratterizzata da asimmetrie di potere e disuguaglianze nella distribuzione, ad esempio, della giustizia, della salute o della formazione scolastica).

La violenza mediatica

La lingua è una pratica sociale, come ogni volta che le persone parlano o ascoltano o scrivono o leggono, lo fanno in modi che sono socialmente determinati e hanno un carattere sociale a tutti gli effetti: la lingua quindi può essere uno strumento di violenza sulle donne, di razzismo, di (de)legittimazione pratica e ideologica.
Le parole possono ferire, infatti non è in discussione l'esistenza della violenza linguistica sia come un tipo di violenza istituzionale ma anche come rappresentazione della violenza. Sulla stampa per esempio, i discorsi hanno la tendenza a naturalizzare l'aggressività maschile e a perpetrare i ruoli di genere nel tacito accordo circa una differenza sostanziale tra uomini e donne, tra uomini e persone lgbt+, tra uomini e persone nere. Ma soprattutto negli articoli che affrontano casi di cronaca legati alla violenza fisica e sessuale la rappresentazione discorsiva della violenza contro le donne rivela aspettative di genere, stigmi sulla sessualità e dieguaglianze di potere.

L'industria dei media ha una sfera di influenza determinante su come le persone subiscono i ruoli di genere. Una ricerca fatta da Un Women, entità delle Nazioni Unite che lavora per l'uguaglianza di genere, mostra che i notiziari e i quotidiani sono co-responsabili del continuum di violenza subito delle donne per il fatto che alimentano norme e stereotipi di genere discriminatori e normalizzano molte delle violenze, a cominciare da quella linguistica.
D'altra parte, le cronache avrebbero anche tutto il potenziale per iniziare a dare un nome alle cose: far luce sulle cause profonde della violenza maschile sulle donne significa anche filtrare le informazioni da una prospettiva lucida rispetto a quello che si sta raccontando.

"Quando viene uccisa una donna tante persone tendono a dire frasi tipo: Perché stava con quell’uomo? Perché non l’ha lasciato prima? Perché non ha denunciato?", dice Ilaria Moroni di Insieme per le donne. "Si tende a pensare e a scrivere sui giornali che gli uomini che uccidono hanno avuto un raptus… E così non si riconosce il carattere sistemico della violenza contro le donne. In Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni (nel 2021 sono state uccise 118 donne e il dato è costante da tanti anni). Ma le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale sono molte di più: oltre 7 milioni! Dobbiamo quindi riconoscere che ci troviamo di fronte a un fenomeno sociale, le cui cause vanno ricercate nel sistema in cui viviamo, in cui gli uomini detengono il potere politico, economico, giuridico, culturale etc".

"A molti uomini appare quindi normale esercitare il potere anche nella sfera privata e nelle relazioni sentimentali. Si dice infatti che l’uomo violento è il figlio sano del patriarcato. Il fenomeno della violenza domestica o nelle relazioni di intimità è assolutamente trasversale: gli uomini violenti appartengono a qualsiasi classe sociale, sono spesso laureati o fanno anche parte delle forze dell’ordine; le donne che subiscono violenza talvolta sono stimate professioniste. Gli uomini che arrivano ad agire violenza fisica e anche ad uccidere spesso all’inizio della relazione si presentano come perfetti principi azzurri. Le vessazioni psicologiche che tendono a sottomettere la partner arrivano dopo molto tempo e in modo così graduale che spesso la donna innamorata non se ne rende conto e tende a minimizzarne la gravità".

"Quando la donna denuncia rischia di non essere creduta, di non essere abbastanza protetta o di vedersi sottratti i figli, perché il sistema è ancora gestito con modalità maschiliste e cariche di pregiudizi misogini. Quindi, la prossima volta che sentiamo una di quelle frasi, riflettiamo su questi aspetti e proviamo a diffondere una visione più corretta della realtà",

La violenza economica

Il divario di genere (gender gap) fa perdere ogni anno all’Italia quasi 8 punti di Prodotto interno lordo (PIL). Le analisi Istat ci dicono che in Italia le donne che lavorano sono poche: nella fascia fra i 15 e i 64 anni lavora solo il 50,1% delle donne, una su due. Al Sud risultano occupate 33 donne su 100, 64 al Nord e 57 al Centro.

Secondo il “Global Gender Gap Index” condotto e pubblicato da WEF (World Economic Forum), ci vogliono ancora 132 anni prima prima che il divario di genere a livello mondiale sia colmato. Dalla classifica stilata nel 2022 si evince che la situazione italiana in fatto di parità di genere è tutt’altro che rosea. L’Italia, infatti, si colloca al 63esimo posto, mentre risulta 25esima se ci limitiamo a considerare i 35 paesi europei coinvolti nell’indagine. Ma se il potere decisionale ed economico delle donne fuori casa sta lentamente crescendo ed evolvendosi, è in casa che si registra ancora un preoccupante divario: il potere decisionale in famiglia, in molti casi, è inferiore a quello che si ha fuori e a ciò si somma il carico di lavoro domestico che le donne si sobbarcano, anche le lavoratrici, rispetto al proprio partner.
I casi di discriminazione di genere e di violenza economica si verificano infatti soprattutto fra le mura domestiche: solo il 9,3% delle donne è responsabile delle decisioni finanziarie che vengono prese in famiglia e tale mancanza di parità sostanziale è aggravata dallo squilibro nella suddivisione dei carichi di lavoro domestico: 3 donne su 4 non sono felici della divisione delle faccende e una donna su 2 afferma di occuparsi in modo esclusivo dei figli. I dati sono stati registrati da Fondazione Libellula che nell'ambito della campagna “La verità non può restare in ombra” ha promosso un'indagine su oltre 4mila donne italiane.

“È proprio nella vita di tutti i giorni che possiamo cogliere i segnali di discriminazione e di violenza. Dobbiamo solo aprire gli occhi e ascoltare chi è accanto a noi sul luogo di lavoro o negli spazi di condivisione, dobbiamo imparare ad osservarci e ad ascoltarci nelle nostre azioni quotidiane per superare il gap e gli stereotipi che limitano le donne anche in famiglia”, afferma Giuseppe Di Rienzo, Direttore Generale di Fondazione Libellula. Non bisogna dimenticare che la frustrazione riguarda anche la gestione dei figli: una donna su 2 afferma di occuparsene senza alcun supporto da parte del partner. Ma non è tutto, le donne intervistate affermano di dedicare più dell’80% del loro tempo a lavoro, spostamenti logistici e attività di cura (domestiche e familiari).
Ne consegue uno spazio ridotto per altre attività come sport, iniziative culturali e da dedicare alla dimensione individuale. “Deve far riflettere il fatto che molte donne ricoprano ruoli di responsabilità sul lavoro mentre a casa la loro opinione sulle questioni finanziarie conti meno”, continua Di Rienzo.

Il gender gap nel lavoro d'altro canto esiste e non danneggia soltanto le donne, ma anche le aziende in termini di risorse, creatività e fatturato. Diversificare la forza lavoro e garantire inclusività di genere (ma non solo) sono, invece, garanzie di successo per le imprese sia in termini di profitti che di benessere aziendale. Il principio generale di uguaglianza tra donne e uomini è sancito dall'articolo 3 della Costituzione italiana: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, personali e sociali condizioni”.
In tal senso i progressi dell'Italia rispetto alla parità di genere però sono principalmente frutto della necessità di recepire direttive dell'Unione Europea e de dover (voler) utilizzare fondi europei in cui le pari opportunità sono un tema. Ma l'Italia non riesce ancora a raggiungere risultati soddisfacenti. Secondo l’istat (dati 2022) circa il 60% delle donne che nel 2020 si trova nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza non aveva un’occupazione stabile e non era autonoma economicamente.
Nello stesso anno 21mila donne avrebbero avuto bisogno di supporto per raggiungere l’indipendenza economica e, sempre nel 2021, sono state 15.720 le donne che hanno contattato il “1522”, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, un dato stabile rispetto al 2020 (15.128) ma quasi raddoppiato dal 2019 (8.427).

Rispetto alla tipologia delle violenze subite, le violenze economiche oltre che dalle occupate (29,4%), vengono subite dalle casalinghe (20,6% dei casi) e dalle disoccupate (15,4%). Le violenze fisiche e psicologiche sono più frequenti anche in questo caso per le occupate insieme alle disoccupate. Oltre il 60% delle chiamate si riferisce a violenze subite per anni, quota che supera il 75% per le casalinghe e il 70% per le pensionate, le ritirate dal lavoro, le lavoratrici in nero.
Il dato è comunque al di sopra della media anche per le donne prive di lavoro. Le donne che vivono situazioni economiche più svantaggiate subiscono più di frequente violenze dai partner con cui vivono, in particolare ciò si verifica per le disoccupate (41,7%), le casalinghe (47,1%) e le lavoratrici in nero (45,5%), mentre per le donne occupate è relativamente più frequente la violenza subita dagli ex partner (37,0%), seguite dai partner attuali (32,4%).
Ad aggravare la situazione economica di queste vittime è l'avere dei figli a carico: il 48,3% delle casalinghe e il 41,6% delle lavoratrici in nero ha figli minorenni.

La violenza digitale

La dimensione digitale della violenza di genere riguarda una vasta gamma di atti commessi online o tramite strumenti tecnologici che sono parte del continuum di violenza che donne e ragazze subiscono anche nella sfera domestica, un fenomeno così vasto che non esiste una definizione che ne copra le diverse forme.
“In Europa, già nel 2014, una donna su dieci aveva già subito cyberviolenza prima di aver compiuto 15 anni e il 5% delle donne aveva subito stalking online. Sette donne su dieci, vittime di violenza online, hanno anche subito almeno una forma di violenza fisica/sessuale da parte del partner o dell’ex partner”, registra Agenda Digitale.
“Allo stesso modo, il 71% degli autori di violenza domestica controlla il computer della partner e il 54% ne traccia i cellulari con software appositi. I Paesi europei più colpiti sono Germania, Italia e Francia e solo in tempi recenti, l’Istituto Europeo per l’Eguaglianza di Genere ha sollevato il problema della violenza cosiddetta virtuale contro donne e ragazze, denunciando la difficoltà nel reperimento di dati disaggregati rispetto al genere, alla difficoltà di classificare un fenomeno che è in realtà ibrido, complesso e parzialmente opaco.

“Inoltre, tutti o quasi i materiali (foto e video) circolati sul eb, risulta che siano scrupolosamente inseriti in un archivio chiamato Bibbia 3.0 – 4.0 – 5.0, enorme inventario di immagini pedopornografiche e video porno amatoriali, facilmente accessibili a chiunque, corredato da informazioni e documenti privati e intimi, messi a disposizione del grande pubblico (si stima più di 100mila iscritti)”, continua. “Un blitz della polizia postale nel 2018 ha portato all’arresto di tre persone e alla denuncia di altre 33 potenzialmente coinvolte, La Bibbia 3.0 veniva diffusa tramite gruppi segreti di Facebook rinomati come Degradoland o Pastorizia Never Dies e molti altri, di cui la maggior parte sono stati poi chiusi. Controllando l’effettiva efficacia dell’intervento di chiusura, però, si scopre che tali siti hanno trovato altre strade per riproporre gli stessi contenuti su canali diversi. Questo è uno degli ulteriori elementi di complessità del fenomeno in rete: la potenziale riproduzione digitale”.

Un commento online su tre genera in hate speech contro le donne.
In rete esistono altri tipi di violenza che coinvolgono tutti gli utenti, ad esempio l’hate speech (l’odio espresso online) che, se rivolto alle donne, assume connotazioni di genere che ne accentuano le manifestazioni e le conseguenze. Il “Barometro dell’odio” di Amnesty International registra che, quando il tema è “donne e diritti di genere”, un commento online su tre ingenera hate speech e discorsi sessisti.
Nel nostro Paese, l’Osservatorio Vox Diritti segnala che, nel 2019, il 63,1% dei tweet d’odio è rivolto contro le donne.

"Un aspetto degno della massima attenzione nell’ambito della cyberviolenza altrettanto importante è quello legato all’uso dei dispositivi", continua Agenda Digitale, "la violenza si attua, anche sottoponendo l’altra persona a sorveglianza continua tramite app, naturalmente, senza il suo consenso, per seguirne o monitorarne i movimenti e le attività. È possibile clonare uno smartphone o metterlo sotto controllo tramite le cosiddette app spia installabili all’insaputa della vittima con delle procedure di rooting o jailbreaking che permettono di aggirare le autorizzazioni di accesso al sistema operativo dello smartphone posseduto dalla vittima".

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La violenza è spesso associata solo alla violenza fisica, trascurando altre forme non fisiche.
La violenza è una questione complessa e la categorizzazione dei diversi tipi di violenza non può mai essere esatta, tuttavia, la Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa menziona i seguenti tipi:

  • violenza psicologica (art. 33)
  • stalking (art. 34)
  • violenza fisica (art. 35)
  • matrimoni forzati (art. 37)
  • violenza sessuale, compreso lo stupro (art. 36)
  • mutilazione genitale femminile (art. 38)
  • aborto forzato e sterilizzazione forzata (art. 39)
  • molestie sessuali (art. 40)
  • favoreggiamento e tentativo (art. 41)
  • inaccettabili giustificazioni per reati, compresi quelli commessi in nome del cosiddetto onore (art. 42).

Usando questi come base, distingueremo cinque tipi di violenza interconnessi:

  • violenza fisica
  • violenza verbale (compreso l'incitamento all'odio)
  • violenza psicologica
  • violenza sessuale
  • violenza socio-economica .

Esistono anche altre due categorie di violenza: violenza domestica e molestie (sessuali), entrambe le quali possono essere una combinazione di tutti e cinque i tipi di violenza sopra menzionati.
In realtà, alcune o più forme di violenza possono essere presenti contemporaneamente, in particolare nelle relazioni violente.
Tutte le forme possono verificarsi sia nella sfera privata (nelle famiglie e nelle relazioni intime) che nella sfera pubblica, commesse da individui (sconosciuti) nello spazio pubblico, o da organizzazioni, istituzioni e Stati .

(Video) Italiano in Test C1

FAQs

Cosa si intende per violenza economica? ›

La violenza economica si riferisce ad atti di controllo e monitoraggio del comportamento di una persona in termini di uso e distribuzione del denaro, con la costante minaccia di negare risorse economiche, esponendola a debiti, o ancora impedendole di avere un lavoro e un'entrata finanziaria personale e di utilizzare le ...

Cosa dice la legge sulla violenza sulle donne? ›

Il provvedimento che più ha inciso nel contrasto alla violenza di genere è la legge n. 69 del 2019 (c.d. codice rosso), che ha rafforzato le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolare riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica.

Quante e quali leggi contro la violenza di genere? ›

Il 15 ottobre 2013 è stata approvata la Legge 119/2013 (in vigore dal 16 ottobre 2013) “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”.

Chi definisce la violenza di genere? ›

La dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne (1993) definisce la violenza contro le donne “qualsiasi atto di violenza di genere che provoca o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici alle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione ...

Quante sono le fasi della violenza economica? ›

Il primo livello riguarda il controllo e l'esclusione della donna nella gestione delle risorse finanziarie; il secondo vede l'uomo negare con più forza i soldi e, quindi, le libertà di scelta della donna, per esempio nelle spese; al terzo livello la donna viene costretta a erodere il proprio patrimonio o a firmare ...

Che cos'è la violenza economica e chi coinvolge? ›

E' violenza economica ogni volta che, colui che si sente o si definisce arcaicamente il “capo famiglia”, pone in essere una condotta di costante minaccia di negare ai membri del nucleo familiare risorse economiche autonome, scoraggiando fortemente o addirittura impedendo scelte di studio, di vita, di rapporti sociali ...

Perché è nato il codice rosso? ›

Codice Rosso prende vita e nasce dalla necessità di porre un efficace ed immediato argine al dilagante e preoccupante fenomeno della violenza di genere e delle nuove forme di aggressione che si manifestano nello spazio virtuale dei social network.

Cosa prevede il codice rosa? ›

l Codice Rosa è un percorso di accesso al Pronto Soccorso riservato a tutte le vittime di violenza, in particolare donne, bambini e persone discriminate. Quando è rivolto a donne che subiscono violenza di genere si parla del "Percorso per le donne che subiscono violenza" cd.

Perché si chiama codice rosso? ›

La legge deve il suo nome alla misura che prevede l'introduzione di una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini riguardanti casi di violenza contro donne o minori, come avviene nei pronto soccorso per i pazienti che necessitano di un intervento immediato.

In che modo si manifesta la violenza di genere? ›

La violenza si sviluppa in modo graduale, quasi sempre crescente e ciclico. Gli episodi violenti crescono di intensità nella vita quotidiana fino allo scoppio della tensione, a cui segue un periodo di calma fino all'episodio seguente: minacce, aggressioni verbali, umiliazioni, percosse, omicidio.

Cosa scatena la violenza? ›

Dall'indebolimento delle forze di autocontrollo e dalla mancata tolleranza verso se stessi e l'altro nasce la violenza.

Quale articolo della Costituzione parla della violenza sulle donne? ›

Parallelamente, con l'art. 66 è stata prevista la costituzione di un gruppo di esperti sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica allo scopo di vigilare sull'attuazione della Convenzione da parte degli Stati contraenti (cd. GREVIO").

Come nasce la violenza di genere? ›

Le cause sono raramente di origine fisiologica o biologica, ma spesso vanno ricercate nei comportamenti che sono stati appresi per rispondere a uno stress e/o alla rabbia in base a ciò che si è osservato, di cui si ha avuto esperienza, dalla cultura, dalla famiglia e dalla comunità.

Quali sono i tipi di violenza? ›

Le definizioni dei diversi tipi di violenza elaborati dal...
  • VIOLENZA DI GENERE: ...
  • VIOLENZA FISICA: ...
  • VIOLENZA PSICOLOGICA: ...
  • VIOLENZA SESSUALE: ...
  • VIOLENZA ECONOMICA: ...
  • STALKING: ...
  • MOBBING: ...
  • VIOLENZA ASSISTITA:
20 Mar 2014

Cosa significa parlare di violenza simbolica nell'ambito della violenza di genere? ›

Il concetto di «violenza simbolica»[1], introdotto all'inizio degli anni Settanta dal sociologo francese Bourdieu[2], si riferisce alle forme di violenza non esercitate con la diretta azione fisica ma con l'imposizione di una visione del mondo, di ruoli sociali e di categorie cognitive attraverso le quali viene ...

Quali sono le tre fasi che compongono il ciclo della violenza? ›

Walker ha individuato essenzialmente tre fasi nel ciclo della violenza: Fase di origine della tensione (tensionbuilding) Fase attiva degli episodi di violenza (Active batteria incidents) Fase della contrizione amorosa (living contrition)

Quando un uomo ti distrugge psicologicamente? ›

La violenza psicologica è caratterizzata, quindi, da un pattern di azioni che l'abusante utilizza per controllare e dominare la sua partner, instillando in essa paura, minandone l'autostima alla base, compromettendone la percezione stessa della propria identità.

Quali sono i primi segnali di violenza? ›

Comportamenti dispregiativi e denigratori sistematici (parole sprezzanti ed offensive umiliazioni, ridicolizzazioni, rimproveri, critiche avvilenti, continui confronti con altre donne o precedenti partner) Insulti. Urla. Minacce.

Come risolvere il problema della violenza? ›

Molte città italiane hanno la propria rete di accoglienza e di supporto gestita dai servizi sociali: chiamare i carabinieri (al 112) o la polizia (al 113) è un modo rapido per sfuggire alle violenze e riuscire a trovare un aiuto.

Cosa si intende per violenza e quali sono le varie forme? ›

Si può considerare violenza ogni forma di abuso di potere e controllo che si può manifestare come sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico, violenza assistita e di matrice religiosa. I vari tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma più spesso sono combinati insieme.

Cosa prevede la convenzione di Istanbul? ›

La Convenzione di Istanbul è il trattato internazionale di più vasta portata creato per affrontare la violenza contro le donne e la violenza domestica. Stabilisce gli standard minimi per i governi in Europa nella prevenzione, protezione e condanna della violenza contro le donne e della violenza domestica.

Cosa dice la legge 69? ›

La Legge 19 luglio 2019, n. 69, si propone di rafforzare la tutela delle vittime di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni, connessi a contesti familiari o nell'ambito di relazione di convivenza (violenza domestica e di genere).

Quali sono i reati di genere? ›

Si tratta, come noto, delle seguenti tipologie di reato: maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.); violenza sessuale, aggravata e di gruppo (artt. 609-bis, 609-ter e 609-octies c.p.) atti sessuali con minorenne (art. 609-quater c.p.); corruzione di minorenne (art.

Cosa prevede il codice rosso per contrastare il femminicidio in Italia? ›

Approvata la legge #CodiceRosso. Obbligo di ascoltare una donna entro 3 giorni, inasprimento delle pene, eliminazione attenuanti per femminicidio, introduzione di reati come revenge porn e deformazione permanente del volto.

Che cos'è il codice azzurro? ›

azzurro (urgenza differibile); identificherà una condizione stabile a basso rischio di evoluzione, che può comportare un certo livello di sofferenza e che solitamente richiede prestazioni complesse. Si tratta di una condizione in cui possono trovarsi persone anziane, croniche o comunque con più fragilità

Cosa ha introdotto il Codice Rosso? ›

La normativa punisce i reati di violenza sessuale, stalking o atti persecutori, la violenza domestica. Con la legge del “codice rosso” sono state inasprite le pene di diversi reati e sono state introdotte 4 nuove fattispecie di reato: la diffusione illecita di immagini, o video sessualmente espliciti (revenge porn);

Chi può attivare il Codice Rosso? ›

La condotta può essere commessa da chiunque diffonde, dopo averli realizzati o sottratti, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati.

Cosa rischia un uomo che picchia una donna? ›

Secondo il codice penale, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro , come sottolinea l'art. 581 del codice penale.

Chi punisce i maltrattamenti? ›

Il reato di maltrattamenti in famiglia è una norma del codice penale che punisce chiunque maltratta un familiare o un convivente ovvero un soggetto sul quale esercita un'autorità ad esempio per ragioni di lavoro, di status sociale ovvero su una persona che gli è stata affidata per altre ragioni previste dalla norma.

In che cosa consiste il reato di costrizione o induzione al matrimonio? ›

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Quali sono le cause del femminicidio? ›

Il femminicidio non ha giustificazione possibile, ma una spiegazione sì Imprevedibile raptus, tempesta emotiva, confusione mentale, disperazione sentimentale, eccesso d'amore, delusione progettuale. Crollo del tasso d'autostima maschile a seguito di un rifiuto femminile.

Cosa si intende con il termine femminicidio? ›

Il femmicidio, dall'inglese femicide, è un termine criminologico introdotto per la prima volta dalla criminologa femminista Diana H. Russell all'interno di un articolo del 1992 per indicare le uccisioni delle donne da parte degli uomini per il fatto di essere donne (a).

Chi subisce la violenza? ›

Le violenze, i maltrattamenti e gli abusi possono accadere in tutte le fasi della vita. Si tratta di atti commessi soprattutto nei confronti di persone più fragili, in particolare i bambini e gli adolescenti, le donne, le persone anziane o le persone affette da un disturbo psichico.

Perché l'articolo 3 è importante per le donne? ›

Si tratta di un principio che ha contribuito alla rapida trasformazione della società italiana, dando alle donne, tra l`altro, la possibilità di accedere senza limiti agli uffici pubblici. I membri della Costituente furono eletti anche grazie al voto femminile esercitato per la prima volta il 2 giugno 1946.

Quali sono le leggi che proteggono le donne? ›

LEGGE N. 77 DEL 2013 di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. LEGGE N. 119 DEL 2013 in materia, tra le altre norme, di sicurezza e contrasto alla violenza di genere.

Qual è l'articolo della Costituzione italiana che stabilisce la parità economica tra uomo e donna? ›

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.

Qual è il sinonimo di violenza? ›

sf ferocia, crudeltà, brutalità, furia, furore, aggressività | veemenza, impeto, irruenza, virulenza | sopruso, abuso, prepotenza, maltrattamento, sopraffazione, costrizione, violazione, stupro, persecuzione, oppressione, angheria, offesa, soperchieria, coartazione.

Quante violenze ci sono? ›

Il numero delle vittime e le forme della violenza
TIPO DI VIOLENZAPartner attuale o ex (a)Totale (b)
Violenza fisica11,025,7
Violenza sessuale5,516,2
Stupro o tentato stupro2,27,7
Stupro1,85,3
5 more rows

Come si chiama la violenza sulle donne? ›

> MECCANISMI DELLA VIOLENZA

La violenza domestica consiste in una serie continua di azioni diverse ma caratterizzate da uno scopo comune: il dominio e controllo da parte di un partner sull'altro, attraverso violenze psicologiche, fisiche, economiche, sessuali.

Dove si consuma spesso la violenza sulle donne? ›

Le aggressioni alle donne sono avvenute: il 24,9% dei casi in ospedali e case di cura. il 25% nelle strutture di assistenza sociale residenziale. il 22,4% nell'assistenza sociale non residenziale.

Perché il simbolo della violenza sulle donne? ›

Questo nasce dall'intuizione di una artista messicana, Elina Chauvet, che decise di creare un'installazione di forte impatto: scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso sistemate per le strade per dire stop alla violenza di genere. Un messaggio forte, autentico, indimenticabile.

Qual è il simbolo della sensibilizzazione verso la violenza contro le donne? ›

Soprattutto in Italia, il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono le scarpe rosse, lasciate abbandonate su tante piazze del nostro Paese per sensibilizzare l'opinione pubblica.

Quali tipi di violenza ci possono essere? ›

Le definizioni dei diversi tipi di violenza elaborati dal...
  • VIOLENZA DI GENERE: ...
  • VIOLENZA FISICA: ...
  • VIOLENZA PSICOLOGICA: ...
  • VIOLENZA SESSUALE: ...
  • VIOLENZA ECONOMICA: ...
  • STALKING: ...
  • MOBBING: ...
  • VIOLENZA ASSISTITA:
20 Mar 2014

Quando si può denunciare per violenza? ›

La violenza sessuale può essere denunciata dalla vittima entro dodici mesi da quando il reato è avvenuto. Solo la persona offesa è legittimata a segnalare il fatto alle forze dell'ordine: si dice, infatti, che la violenza sessuale è un «reato procedibile a querela di parte».

Che cosa si intende per violenza privata? ›

Delitto commesso da chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare, od omettere qualche cosa (art. 610 c.p.). Il delitto si consuma nel momento in cui l'altrui volontà sia indotta concretamente a fare, tollerare od omettere ciò che impone l'agente.

Quanti tipi di violenza ci sono? ›

Ecco alcuni dei principali tipi di violenza previsti dal nostro Codice penale:
  • violenza fisica;
  • violenza psicologica;
  • violenza sessuale;
  • sequestro;
  • violenza privata;
  • violenza verbale;
  • persecuzioni;
  • violenza religiosa;
5 Dec 2021

A cosa serve il Telefono Rosa? ›

Il centralino telefonico del “Telefono Rosa” è attivo tutti i giorni, H24. Ad esso rispondono le volontarie, tutte esperte nell'ascolto e nell'accoglienza delle donne vittime di violenza, anche grazie alla frequenza di diversi corsi di formazione organizzati dall'Associazione.

Che succede se picchi una donna? ›

Secondo il codice penale, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro , come sottolinea l'art. 581 del codice penale.

Che differenza c'è tra una denuncia e una querela? ›

La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione. La querela è la dichiarazione con la quale la persona che ha subito un reato (o il suo legale rappresentante) esprime la volontà che si proceda per punire il colpevole.

Come si chiamano le persone che fanno violenza psicologica? ›

Il maltrattatore psicologico è di solito una persona rigida e intollerante che non rispetta le opinioni e le decisioni degli altri. Normalmente è una persona piena di pregiudizi e stereotipi che spesso reagisce in modo aggressivo quando qualcosa non corrisponde ai suoi progetti e aspettative.

Cosa dice l'articolo 339? ›

339 c.p., richiamato dall'art. 611 cpv. c.p. per la sussistenza dell'ipotesi aggravata della violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, occorre che la partecipazione di più persone sia percepita dalla vittima al momento della consumazione del reato.

Cosa dice l'articolo 612 del codice penale? ›

612 c.p. (Minacce). - Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno e' punito, a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], con la multa fino a euro 51. Se la minaccia e' grave o e' fatta in uno dei modi indicati nell'art. 339, la pena e' della reclusione fino a un anno e si procede d'ufficio.».

Che reato e la calunnia? ›

Il reato di calunnia, disciplinato dall'art. 368 c.p., si concretizza laddove un soggetto incolpi di un reato una persona di cui conosce l'innocenza, o simuli a carico di quest'ultima le tracce di un reato.

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Author: Wyatt Volkman LLD

Last Updated: 01/30/2023

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